Il produttore
La storia della cantina Hauner è quella di Carlo Hauner, bresciano di origini boeme, personaggio eclettico e geniale. Pittore in gioventù, tanto da esporre alla Biennale di Venezia, e poi designer di fama internazionale, scelse il vino come sua ultima, grande sfida. Arrivò alle Eolie per la prima volta nel 1963 e se ne innamorò, tanto da trasferirsi a Salina negli anni Settanta. Qui riscoprì la Malvasia, un vino un tempo celebre ma quasi scomparso a causa dell’emigrazione e dell’abbandono delle campagne. Recuperò circa venti ettari di terreni incolti e di antichi terrazzamenti, trasformandoli in vigneti, e introdusse innovazioni come l’appassimento delle uve in pianta e il controllo delle temperature in fermentazione. Negli anni Ottanta nacque la nuova cantina a Lingua, frazione di Santa Marina Salina. Grazie a lui la Malvasia delle Lipari è tornata sulle tavole dei grandi ristoranti, in Italia e all’estero. Dopo la sua scomparsa, nel 1996, l’azienda è guidata dal figlio Carlo jr. con la moglie Cristina e i figli Andrea e Michele. Oltre alla Malvasia, oggi la famiglia produce i celebri capperi di Salina e alcuni vini da uve coltivate anche sull’isola di Vulcano.
Il vino
Salina è l’isola più verde delle Eolie, dominata da due antichi vulcani, il Monte dei Porri e il Monte Fossa delle Felci. La Malvasia è qui di casa da secoli: le prime viti sarebbero state piantate a Capo Gramignazzi già alla fine del Cinquecento, e il nome stesso deriverebbe da Monemvasia, l’antica città greca del Peloponneso. La tecnica del passito ricalca quella descritta dallo scienziato Lazzaro Spallanzani nel 1788. Le uve, Malvasia delle Lipari con un piccolo saldo di Corinto Nero, vengono raccolte tardivamente e stese al sole per 15–20 giorni sui “cannizzi”, i tradizionali graticci di canne, dove si disidratano concentrando zuccheri e profumi. Dopo una macerazione sulle bucce, il mosto fermenta a temperatura controllata; il vino matura poi in serbatoi termocontrollati e affina per sei mesi in bottiglia prima di uscire.
Note di degustazione
Vista: ambrato con riflessi dorati, brillante e luminoso.
Naso: intenso e avvolgente, con fichi secchi, datteri e albicocca matura, miele e spezie dolci, su un fondo di erbe aromatiche mediterranee. Qualche anno in bottiglia ha arrotondato il frutto e aggiunto una delicata sfumatura di scorza d’arancia candita.
Bocca: vellutata e dolce, mai stucchevole, sostenuta da una spiccata sapidità che dà slancio e freschezza al sorso. Il finale è lungo e armonioso, su ritorni di frutta secca, miele e agrumi canditi.
Abbinamenti
Perfetto con i dolci di pasta di mandorle, la cassata siciliana e la piccola pasticceria. Da provare con un pecorino piccante accompagnato da miele d’arancio, o da solo, come vino da meditazione.
Servizio
Servire a 10–12 °C in un piccolo calice da vino dolce. Secondo me conviene aprirlo giusto un po’ prima di servirlo.