Il produttore
Castello della Sala è la tenuta umbra della famiglia Antinori, una delle dinastie che fanno la storia del vino italiano dal XIV secolo. Sorge vicino al confine con la Toscana, a circa 18 chilometri da Orvieto, attorno a un’imponente fortezza medievale che il marchese Niccolò Antinori acquistò nel 1940. Prima di dar vita ai grandi bianchi che l’hanno resa celebre, la tenuta e i vigneti furono completamente ristrutturati e reimpiantati. Nel 1985, sotto la guida del figlio Piero, nacque il Cervaro della Sala, oggi tra i bianchi più famosi d’Italia. La proprietà si estende su circa 600 ettari, di cui 229 vitati, tra i 200 e i 470 metri di altitudine, su suoli di argilla e calcare ricchi di fossili marini. Il clima, con forti escursioni termiche tra giorno e notte, è particolarmente adatto alle varietà bianche: accanto a Chardonnay, Sauvignon e Pinot Nero, circa un terzo dei vigneti è dedicato agli autoctoni, come Grechetto e Procanico.
Il vino
Il Muffato della Sala è uno dei pochissimi vini dolci italiani prodotti con uve colpite dalla muffa nobile, la Botrytis cinerea. Nasce nel 1987 e, nel tempo, ha affinato il proprio uvaggio fino all’attuale assemblaggio di Sauvignon Blanc, Grechetto, Traminer, Sémillon e Riesling. Nelle mattine d’autunno le nebbie salgono dalla valle e avvolgono i vigneti della tenuta, creando le condizioni ideali per la muffa nobile, che riduce l’acqua negli acini e ne concentra zuccheri e profumi. Nel 2019, dopo una primavera fresca e piovosa e un’estate asciutta, una lunga serie di mattine nebbiose ha favorito una botrite sana e uniforme. La vendemmia è manuale, in più passaggi, per raccogliere gli acini solo quando hanno raggiunto il punto giusto: si parte a fine ottobre con il Traminer e si chiude a fine novembre con il Grechetto. I grappoli, selezionati a mano su tavoli di cernita, vengono pressati delicatamente con i raspi. Il mosto fermenta per 18 giorni a circa 17 °C, poi il vino, ancora dolce, matura circa 6 mesi in barrique di rovere francese e altri due anni in acciaio.
Note di degustazione
Vista: giallo carico con riflessi ambrati, luminoso.
Naso: delicato ed elegante, con albicocca e pesca mature, agrumi canditi, note floreali e una caratteristica sfumatura iodata. Gli anni in bottiglia hanno aggiunto delicati richiami di miele, zafferano e frutta secca.
Bocca: ricca e avvolgente, riprende e amplifica i profumi del naso. La dolcezza è ben bilanciata da una freschezza ancora vivace, il finale è lungo e persistente. Un vino che mostra con eleganza il tempo trascorso, mantenendo intatta la sua finezza.
Abbinamenti
Classico con il foie gras e i formaggi erborinati, come il gorgonzola piccante o il Roquefort. Ottimo con crostate di frutta, pasticceria secca e dolci alle mandorle, o da solo, come vino da meditazione.
Servizio
Servire a 10–12 °C in un piccolo calice da vino dolce. Secondo me conviene aprirlo giusto un po’ prima di servirlo.