Il produttore
La Stoppa si trova a Rivergaro, in Val Trebbia, sulle prime colline piacentine, ed è una delle realtà più autorevoli del vino naturale italiano. Nasce nella seconda metà dell’Ottocento, quando l’avvocato Giancarlo Ageno avvia qui una produzione di vini da lungo invecchiamento, soprattutto da vitigni francesi. Nel 1973 la tenuta viene acquistata da Raffaele e Angela Pantaleoni. Dal 1991 la conduce la figlia Elena, affiancata da Giulio Armani, in azienda dal 1980. Insieme reimpiantano i vigneti con le varietà del territorio (Barbera, Croatina e Malvasia di Candia Aromatica) e convertono l’azienda al biologico, certificato dal 2008.
La tenuta conta 58 ettari, 30 di vigna e 28 di bosco, su argille rosse antiche, ricche di ferro e povere di azoto, che danno rese basse e uve di grande carattere. I lavori in vigna si fanno tutti a mano. In cantina la fermentazione è spontanea, a temperatura ambiente e senza solforosa. Seguono lunghe macerazioni e pazienti affinamenti in botti di rovere e in bottiglia. I vini escono solo quando sono pronti, spesso molti anni dopo la vendemmia.
Il vino
Il Macchiona è il rosso simbolo della cantina e prende il nome da un vecchio casale tra le vigne. La 2002 ha una storia particolare: un’annata fredda e difficile spinse Elena e Giulio a lasciarla più a lungo in cantina. Fu così il primo Macchiona trattenuto invece di essere messo in commercio, e uscì solo nel 2012, da cui il nome “Dieciannidopo”. Nasce da Barbera e Croatina in parti uguali, coltivate su suoli limosi e argillosi con rese bassissime. Le uve, raccolte a mano, fermentano spontaneamente in tini di acciaio e cemento con una macerazione di 40 giorni. Il vino affina poi in botti di rovere da 15, 20 e 40 ettolitri e viene imbottigliato senza filtrazione e senza solfiti aggiunti. Segue un lunghissimo riposo in bottiglia, che lo ha portato a una piena e armoniosa maturità.
Note di degustazione
Vista: rosso granato profondo con riflessi aranciati sull’unghia, che racconta con eleganza i tanti anni di affinamento.
Naso: ampio e disteso, con rosa appassita, frutti rossi essiccati, mora e ciliegia sotto spirito, cuoio, liquirizia e note di terra bagnata, foglie secche e un tocco minerale di goudron.
Bocca: profonda ed elegante, ancora tesa e fresca, con una spiccata sapidità e tannini ormai fini e precisi. Il finale è molto lungo e speziato, con ricordi di chiodo di garofano e scorza d’agrume. Un vino maturo e complesso, ancora vivo e di grande piacevolezza, che ricorda i rossi di montagna del Piemonte di una volta.
Abbinamenti
Ideale con cacciagione e selvaggina, brasati e stufati di carne, risotto ai funghi e tartufo. Ottimo anche con formaggi a pasta dura di lunga stagionatura.
Servizio
Servire a 16-18 °C in un calice ampio.