Il produttore
Valle Reale nasce nel cuore montuoso e selvaggio dell’Abruzzo, tra le province di Pescara e L’Aquila. È il punto in cui si incontrano tre grandi aree protette: il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a nord, il Parco Nazionale della Majella a sud e il Parco Regionale Sirente-Velino a nord-ovest. È una terra di inverni rigidi ed estati calde, di boschi di querce e pini. Qui vivono il lupo appenninico, l’orso bruno marsicano e il camoscio, e a pochi passi dalle vigne sgorgano le sorgenti del fiume Pescara.
La storia comincia nel 1998, quando la famiglia Pizzolo decide di recuperare un vecchio vigneto di Montepulciano d’Abruzzo trovato all’interno della proprietà, nella vallata vicino a Popoli. Spinta da una passione per l’agricoltura tramandata da generazioni, la famiglia avvia con il Prof. Leonardo Valenti dell’Università di Milano uno studio sulle origini del vitigno. La ricerca porta a individuare le testimonianze più antiche del Montepulciano proprio nelle zone montane intorno a Valle Reale. Il vecchio vigneto a pergola abruzzese, recuperato e riportato in produzione, è diventato il primo cru dell’azienda, il Vigneto San Calisto. È anche il “padre” di tutte le vigne di Valle Reale: dalle sue piante migliori sono state prelevate le gemme di Montepulciano di montagna usate per i nuovi impianti.
Oggi l’azienda, guidata da Leonardo Pizzolo, conta circa 46 ettari tra i comuni di Popoli (PE), all’imbocco della Valle Peligna, e Capestrano (AQ), affacciato sulla Piana di Ofena. I vigneti si trovano su un altopiano a circa 350 metri, esposti a sud-est e circondati dalle montagne come in un anfiteatro. Sono suddivisi in parcelle che l’azienda tratta come veri cru: Vigneto di Popoli, San Calisto, Sant’Eusanio, Vigna di Capestrano e Vigna del Convento. I suoli sono magri e ciottolosi, ricchi di sassi di piccola e media pezzatura. Il microclima è montano, con forti escursioni termiche tra giorno e notte che preservano profumi e freschezza delle uve. A Popoli le correnti fredde che scendono dal Gran Sasso rallentano la maturazione, tanto che il Montepulciano si vendemmia spesso ai primi di novembre. A Capestrano, sulla Piana di Ofena detta “il forno d’Abruzzo”, il caldo estivo anticipa la raccolta di due o tre settimane.
In vigna Valle Reale segue un’agricoltura biologica ispirata ai principi biodinamici, affiancata da un orto biodinamico che arricchisce la biodiversità aziendale. In cantina la filosofia è lasciare alla natura il compito di definire il carattere dei vini. Dal 2007 tutte le vinificazioni avvengono esclusivamente con lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, avviate con la tecnica del pied de cuve. Questa tecnica è stata perfezionata grazie all’esperienza di Enrico Antonioli, artigiano della vigna formatosi in Borgogna. Il risultato sono Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo dal profilo fresco e verticale, lontani dai cliché regionali, capaci di raccontare con autenticità un territorio di montagna unico.
Il vino
Il Vigneto di Popoli dimostra che l’altopiano di Valle Reale è da secoli un luogo di vino. Una parte dei filari si stende davanti ai ruderi di una grotta-cantina del Trecento, dove i monaci benedettini scendevano dal convento di San Benedetto in Perillis a fare e conservare il loro vino. Proprio qui si trova la piccola parcella di circa un ettaro dedicata al Trebbiano d’Abruzzo. È esposta a sud-est verso la Majella e il Morrone, a circa 350 metri, protetta a ovest da un fitto bosco di querce. Sotto il vigneto scorrono le acque della sorgente del fiume Pescara. L’aria pulita e la grande biodiversità del bosco favoriscono lieviti indigeni che danno a questo vino un carattere quasi “estremo”. Alla prima annata fu infatti definito un “Trebbiano del freddo”. Le uve fermentano spontaneamente in acciaio e il vino affina a lungo prima dell’uscita, rivelando con il tempo una complessità rara per un Trebbiano.
Note di degustazione
Vista: giallo carico con riflessi dorati, intenso e luminoso.
Naso: ampio e stratificato, con lime, mela cotogna e pompelmo, accompagnati da salvia, fiori di campo e una nota minerale di pietra focaia. L’evoluzione in bottiglia aggiunge toni di frutta secca e una delicata complessità che racconta un bianco maturo ma ancora pienamente in forma.
Bocca: più sapida che morbida, con una freschezza fredda e montana e un frutto maturo sostenuto da un’acidità vivace. Gli agrumi tornano intensi, con pompelmo rosa e una leggera nota amaricante sul finale, lungo e persistente.
Abbinamenti
Ideale con antipasti di mare, crostacei, pesce al vapore o al forno, carni bianche, risotti alle erbe e formaggi freschi o di media stagionatura.
Servizio
Temperatura 12–14 °C, in un calice ampio da bianchi strutturati.